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lunedì 21 marzo 2016

Che cos'è un MOOC? (What is a MOOC?)

Il fiorire di MOOC in questi ultimi anni risponde all’esigenza, da alcuni vituperata e da altri incoraggiata, di introdurre forme di insegnamento-apprendimento capaci di sfruttare le nuove tecnologie.
Cosa si intende per MOOC?
Sciogliendo l’acronimo, si apprende che si tratta di Massive Open Online Courses, ovvero corsi  (courses) finalizzati alla formazione a distanza (online), rivolti a un ampio numero di partecipanti (massive), quasi sempre gratuiti e aperti a una utenza assai diversificata (open). L’acronimo venne elaborato nel 2008 nell’ambito di un corso, aperto a studenti dell’Università di Manitoba, ma anche a utenti online, distribuito gratuitamente e dal titolo “Connectivism and Connective Knowledge”, progettato da Stephen Downes e George Siemens.
E proprio Stephen Downes operò una distinzione tra cMOOC e xMOOC, riconoscendo nel primo tipo un modello basato su un apprendimento di tipo collaborativo, a partire da contenuti opportunamente selezionati e organizzati,  nel secondo tipo un modello improntato al connettivismo (quindi maggiormente teso alla organizzazione e alla proposizione di contenuti).
Ancora diverso rispetto ai precedenti si presenta un sMOOC, un vero esperimento sociale, in cui tutti i partecipanti agiscono come docenti e come discenti nella costruzione di un sapere specifico. In questo caso i docenti progettisti hanno specialmente il compito di facilitare lo scambio di informazioni, di alimentare discussione all’interno dei gruppi e nei forum, di motivare, di rendere esplicito ciò che ancora è implicito, ma l’anima del corso è nel processo dell’apprendimento almeno quanto nei contenuti da apprendere.
Proprio per questo un ruolo rilevante in un sMOOC hanno la autovalutazione, che si colloca accanto alla eterovalutazione, il raffronto tra le valutazioni, la valutazione tra pari.
In un percorso siffatto la valutazione, prima ancora o addirittura più che evidenziare le mancanze, intende suggerire con fini formativi strategie di recupero e di riconsiderazione del proprio operato e dei risultati del processo.
Si comprenderà, dunque, quanto possa essere determinante la fase del controllo e del monitoraggio, che deve accompagnarsi allo svolgimento del corso e deve tenere conto delle risposte dei corsisti, eventualmente prevedendo riaggiustamenti e un riorientamento del progetto iniziale.
Personalmente è da un anno a questa parte che frequento MOOC, sia perché mi interessa approfondire determinate tematiche disciplinari, sia perché mi incuriosisce conoscere i nuovi orientamenti della didattica, dal momento che, pur operando nella scuola, rilevo che proprio nella scuola determinati ambiti, quali la ricerca didattica, l’interazione, la valutazione non sono adeguatamente studiati. 
Da una mia osservazione risulta che il tasso di abbandoni di un MOOC da parte di corsisti inizialmente interessati è generalmente piuttosto alto. Credo che ciò in buona parte sia dovuto al fatto che molti utenti si avvicinano a queste nuove opportunità di apprendimento per curiosità o senza selezionare i contenuti che realmente interessino.  Un buon numero di utenti porta avanti il percorso, ma più per accedere a nuove risorse che con l’intenzione di interagire, magari per mancanza di tempo. Una difficoltà oggettiva è poi rappresentata dal fatto che molti corsi sono in lingua straniera, specialmente in inglese, per cui chi non ha familiarità con le lingue straniere trova il compito troppo impegnativo o improponibile.
Del resto l’esperienza internazionale sembra ancora oggi produrre i frutti migliori, se non altro più collaudati, di insegnamento-apprendimento online, anche attraverso la proposta di corsi non solo e non tanto disciplinari quanto trasversali, quindi di più largo interesse e più spendibili.
Un altro punto debole, a mio parere, di alcuni MOOC sta nel fatto che non sempre rilasciano una certificazione formale, per restare sul tema della spendibilità.  Se ciò non si può dire di piattaforme come Cousera o Iversity, è anche vero che è frequente che le certificazioni non siano considerate titoli validi in ordine al riconoscimento di un merito. Sono quasi certa che in caso contrario, la frequenza dei corsi verrebbe incentivata.

Per quanto mi riguarda sono interessata a un discorso sui modelli di apprendimento, quindi di insegnamento, e adotto nel mio lavoro il Blended Learning e la Flipped Classroom, che in qualche modo integrano le lezioni in presenza con le attività online. Nei miei progetti c’è quello di organizzare e gestire un MOOC.

Claudia de Crescenzo