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martedì 27 ottobre 2026

Valutazione con l’IA: otto passi, otto (forse nove) domande pedagogiche

Ho realizzato un'infografica in otto passi sulla valutazione con l'intelligenza artificiale: chiara, ordinata, forse perfino troppo rassicurante. Proprio per questo voglio rileggerla con la matita in mano, come farei con un compito corretto in fretta. Ogni passo nasconde una scelta pedagogica, un rischio e un'opportunità. Li attraverso uno per uno, con esempi tratti dalle mie discipline.

Una premessa sul senso del percorso. L'idea che ho voluto tradurre in immagini è che l'IA stia dentro un processo e non al suo termine: l'IA propone, il docente decide. Se la valutazione fosse solo un voto, sarebbe poco; ma la valutazione è un giudizio argomentato su un apprendimento, e un giudizio non si delega. Tenerlo a mente rende tutti gli otto passi più leggibili, e anche più esigenti.

1. Definisci attività e criteri

È il passo decisivo, ed è per questo che l'ho messo per primo. Nella logica della progettazione a ritroso (Wiggins e McTighe) si parte da ciò che si vuole accertare, non dallo strumento. L'IA non sa cosa conti per voi: sa solo ciò che le dite. Una rubrica vaga produce valutazioni vaghe, solo più eleganti.

Osservazione critica. I criteri tendono a raccogliere ciò che è facile da misurare (correttezza formale, completezza) a scapito di ciò che è più difficile e più importante (originalità dell'interpretazione, qualità dell'argomentazione). Un modello linguistico, poi, premia volentieri ciò che appare ordinato.
Suggerimento pratico. Per un'analisi del testo su Dante (il canto di Ulisse, Inferno XXVI) distinguete quattro livelli: comprensione letterale, analisi stilistico-retorica, contestualizzazione, interpretazione personale motivata. Per una versione dal latino: comprensione del periodo, riconoscimento delle strutture morfosintattiche, resa in italiano, scelte lessicali. Per un'analisi di fonte storica (l'epitafio di Pericle in Tucidide, un passo di Tacito sul processo alla memoria di Augusto): individuazione di autore, destinatario e intenzione; confronto con altre fonti; uso critico dell'evidenza. Scrivete per ogni livello descrittori a tre o quattro gradi, e decidete in anticipo quanto pesa ciascun livello.

2. Verifica le condizioni d'uso

Il passo che si salta di più e che costa di più se saltato. Quando un sistema entra nella valutazione degli apprendimenti, il quadro normativo europeo (AI Act, oltre al GDPR) lo tratta con particolare cautela, e la scuola deve avere regole chiare su strumenti ammessi, dati trattati e informative.

Osservazione critica. «Verificare la conformità» non può ridursi a una spunta. Chi decide quali strumenti sono accettabili? Se la risposta è «ciascun docente da sé», avremo valutazioni disomogenee e un rischio che ricade sui singoli.
Suggerimento pratico. Portate la questione in dipartimento e, per il suo tramite, davanti al dirigente scolastico: una pagina condivisa con gli strumenti autorizzati, i dati che non si caricano mai (nomi, immagini, dati sensibili) e la formula di informativa agli studenti. Spiegate poi alla classe, prima della prova, come verrà usata l'IA. La trasparenza è già educazione civica digitale.

3. Assegna i codici

Sostituire i nomi con codici riduce l'esposizione dei dati e, benefico effetto collaterale, attenua il pregiudizio del docente («X scrive sempre bene»). Ho voluto indicare di conservare la corrispondenza fuori dal modello proprio per questo.

Osservazione critica. Pseudonimizzare non è anonimizzare. Un testo può rivelare l'autore dallo stile, dai riferimenti, da un errore tipico. In una versione di latino, l'errore ricorrente sul cum narrativo identifica quasi quanto una firma. Vale anche all'inverso: il codice non mi protegge dal pregiudizio se riconosco la mano.
Suggerimento pratico. Togliete anche intestazioni, dediche, riferimenti a esperienze personali riconoscibili. Usate codici casuali, non numeri di registro. E se volete davvero provare la correzione «alla cieca», fate correggete voi stessi un sottoinsieme anonimizzato prima di vedere le proposte dell'IA.

4. Raccogli e leggi le risposte

Nel fumetto accanto al passo 4 («Lettura accurata? Revisione docente!») ho voluto ricordare l'essenziale: tra la consegna e l'IA c'è un passaggio umano. Controllare che le consegne siano complete e leggibili non è burocrazia, è la prima forma di valutazione.

Osservazione critica. La digitalizzazione è il punto debole delle discipline classiche. Un OCR di una versione scritta a mano può confondere desinenze, trasformare -ae in -e, perdere accenti e segni diacritici; il greco, con spiriti e accenti, è ancor più fragile. Un errore dell'OCR diventa, agli occhi del modello, un errore dello studente.
Suggerimento pratico. Verificate sempre la trascrizione con una lettura a campione dell'originale. Per le prove di latino e greco, valutate se non sia più sensato far digitare direttamente il testo agli studenti, oppure lasciare la correzione dei punti morfosintattici a voi e usare l'IA solo per le parti argomentative.

5. Ottieni proposte di correzione

Il passo più interessante: l'IA propone punteggi e due valutazioni, una per lo studente e una per il docente. Due registri diversi per due destinatari diversi: allo studente un messaggio orientato al miglioramento, al docente un resoconto tecnico con evidenze e margini di dubbio. È una distinzione di grande valore formativo, in linea con Black e Wiliam sulla valutazione formativa e con Hattie sul feedback efficace.

Osservazione critica. Il punteggio proposto dà un'illusione di oggettività. I modelli mostrano bias noti: preferenza per testi lunghi, per lo stile fluido, per l'interpretazione più «canonica». Uno studente che legge i Sepolcri di Foscolo in modo originale ma poco convenzionale rischia di essere penalizzato proprio dove dovrebbe essere premiato.
Suggerimento pratico. Chiedete esplicitamente citazioni testuali come evidenza per ogni punteggio e consentite al modello di rispondere «non valutabile». Un esempio di istruzione:
Sei un assistente che propone una valutazione, non un valutatore.
Usa SOLO la rubrica allegata. Per ogni criterio indica: livello proposto,
una citazione testuale dell'elaborato che lo giustifica, il tuo grado di
incertezza (alto/medio/basso). Non assegnare punteggio dove manca evidenza.
Produci (A) un commento per lo studente, con un punto di forza e un'azione
di miglioramento; (B) una nota tecnica per il docente con dubbi e rischi.

6. Rivedi le evidenze

«Confronta ogni proposta con il lavoro originale». Questo è il punto in cui la competenza disciplinare del docente è insostituibile, e dove spesso si scopre che il modello ha valutato il testo che si aspettava, non quello che ha letto.

Osservazione critica. Il rischio ha un nome: automation bias, la tendenza a fidarsi di ciò che arriva da un sistema che sembra sicuro di sé. Più il commento è ben formulato, più è difficile contraddirlo, soprattutto alla trentesima verifica. Nelle discipline antiche aggiungete le allucinazioni: citazioni di Tacito inventate, attribuzioni a Livio di episodi mai raccontati, cronologie errate (confondere le guerre persiane con la guerra del Peloponneso è un esempio classico).
Suggerimento pratico. Costruite una lista di controllo breve: la citazione esiste? Il giudizio sul testo è coerente con ciò che lo studente ha scritto davvero? L'errore segnalato è un errore? Per la storia, verificate sempre le fonti e le datazioni citate. Se un'argomentazione dello studente vi sembra fuori schema, leggetela due volte prima di accettare il giudizio dell'IA.

7. Decidi la valutazione

«Il docente corregge gli errori e conferma il voto». Ecco il cuore etico dell'intero percorso: la responsabilità è e resta del docente. In Italia la valutazione scolastica è un atto professionale e collegiale; non è esternalizzabile.

Osservazione critica. Nell'infografica ho scritto «conferma il voto», ma non basta, se la conferma è un timbro. Se, su cento proposte, ne correggete due, probabilmente non state valutando, state ratificando. E come spieghereste a uno studente o a un genitore una valutazione di cui non avete padroneggiato le ragioni?
Suggerimento pratico. Tenete un piccolo registro degli scostamenti: dove e perché avete modificato la proposta. Dopo qualche prova scoprirete i punti ciechi del modello (su una certa rubrica, su un certo tipo di traduzione) e potrete aggiustare istruzioni e criteri. Cercate di calibrarvi con un collega correggendo insieme un campione di tre o quattro elaborati: l'IA diventa così occasione di confronto professionale, non scorciatoia solitaria.

8. Comunica e gestisci i feedback

L'ultimo passo è quello in cui la valutazione diventa apprendimento. Il feedback è efficace quando dice dove si è, dove si deve arrivare e come arrivarci (Hattie e Timperley), e quando lo studente può fare qualcosa con esso. La gestione delle richieste di revisione, poi, ricorda che valutare è un dialogo.

Osservazione critica. Un feedback generato dall'IA, anche gentile e preciso, rischia di essere impersonale e standardizzato. Gli studenti riconoscono subito il tono «da formulario», e l'effetto è un'ulteriore distanza dall'insegnante. E c'è il rischio opposto: il feedback troppo lungo che nessuno legge.
Suggerimento pratico. Limitate il feedback a un punto di forza, una priorità di miglioramento, un'azione concreta, e riscrivetelo con la vostra voce. Poi chiedete allo studente di rispondere: «Quale suggerimento userai nella prossima versione? Dove non sei d'accordo?». In latino, fate riscrivere solo il periodo più problematico; in italiano, una revisione mirata dell'attacco o della tesi; in storia, una nuova risposta che integri una seconda fonte. Per la richiesta di revisione, proponete un breve colloquio: spesso la contestazione di un voto diventa il miglior momento di apprendimento dell'anno.

Quello che l'infografica non dice (e che dovrei aggiungere)

Il percorso è circolare, non lineare. Le frecce che ho disegnato scendono dal punto 1 al punto 8, ma ciò che si impara al passo 7 deve ritornare al passo 1: i criteri si affinano, le prove si ripensano. Il nono passo che manca è la riprogettazione.

L'IA non sostituisce le prove autentiche. Se ogni compito scritto può essere generato, il vero salto è cambiare i compiti: una difesa orale della versione («perché hai tradotto così ratio?»), un commento a voce di un passo di Tito Livio, un confronto tra Tucidide e Sallustio sul tema della stasis, una discussione socratica su un canto del Purgatorio. L'IA può supportare la correzione, ma quello che stiamo valutando è la comprensione, e quella si vede meglio nel dialogo.

Coinvolgete gli studenti. Fate valutare agli studenti, con la stessa rubrica, un loro elaborato e uno proposto dall'IA. Scopriranno che i criteri non sono un segreto dei docenti e che un giudizio, anche se ben scritto, può essere sbagliato. È la competenza critica che ci interessa formare.

Cominciate in piccolo. Una sola prova formativa, senza peso sul voto, con un solo gruppo di studenti informato. Poi raccontatevi cosa ha funzionato. Nella scuola, come nella buona filologia, la prima regola è la prudenza davanti alle fonti, e anche l'IA è, in fondo, una fonte da collazionare.

Se usi l'infografica nella tua scuola o in un corso di formazione, raccontami nei commenti cosa hai cambiato: la migliore versione del percorso nascerà da un confronto tra colleghi.

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