Oltre le quattro mura dell'aula tradizionale
Quando pensiamo alla scuola, l'immagine che ancora oggi predomina è quella dell'aula tradizionale: file ordinate di banchi rivolti verso la cattedra, lavagne frontali, spazi rigidi e poco modulabili. Eppure, la ricerca pedagogica degli ultimi decenni ci sta dimostrando con sempre maggiore evidenza che l'ambiente fisico non è un semplice contenitore neutro dell'apprendimento, ma un vero e proprio agente educativo che influenza profondamente la qualità dei processi formativi.
Il linguaggio silenzioso degli spazi
Come già evidenziato negli anni '50 da Edward Hall e successivamente da Michel Foucault, gli ambienti e gli spazi parlano un linguaggio silenzioso che ci influenza. Questa intuizione ha trovato conferma nelle neuroscienze: spazio e oggetti vengono mappati dai nostri neuroni specchio e gli stimoli ambientali vengono trasformati in azioni di cui rimane traccia nelle nostre memorie emotive.
In altre parole, mentre apprendiamo contenuti, il nostro cervello codifica simultaneamente anche le emozioni legate all'ambiente in cui ci troviamo. Questo significa che aule grigie, poco accoglienti e rigidamente strutturate non influenzano solo il comfort fisico degli studenti, ma possono ostacolare il processo stesso di apprendimento, associando l'esperienza formativa a sensazioni di disagio e costrizione.
L'evidenza scientifica: quanto conta l'ambiente?
Le ricerche condotte in ambito pedagogico e sociologico hanno quantificato l'impatto dello spazio scolastico in modo impressionante. Secondo diversi studi, l'ambiente ha un'influenza dell'80% sia sulle motivazioni dei docenti che sul rendimento degli alunni. Non si tratta quindi di un fattore marginale, ma di una variabile cruciale che può fare la differenza tra il successo e il fallimento del percorso educativo.
Come sottolineato dalla ricercatrice Elena Mosa nel volume "Fare didattica in spazi flessibili" (Giunti Scuola), "l'ambiente di apprendimento può avere un'influenza sul benessere, sulla salute, sulle emozioni, sulla qualità del lavoro e sul senso di appartenenza di docenti e studenti".
La ricerca si è concentrata su molteplici aspetti dell'ambiente fisico:
Illuminazione e luce naturale
La luce naturale ha effetti psicologici e fisici positivi, mentre l'illuminazione artificiale può ottimizzare l'ambiente di apprendimento se adeguatamente progettata e controllata. Un'illuminazione ben progettata crea un ambiente esteticamente gradevole che influenza positivamente il benessere emotivo e il coinvolgimento degli studenti.
Acustica e rumori ambientali
Un ambiente di apprendimento rumoroso può provocare effetti negativi sulla salute: l'esposizione cronica al rumore crea danni al funzionamento cognitivo, come problemi di lettura (Haines et al., 2001; Evans & Maxwell, 1997) e deficit cognitivi più generali (Lercher et al., 2003). Il rumore interferisce nel processo di comunicazione tra studente e insegnante, causando ripetizioni continue e perdita di informazioni.
Temperatura e ventilazione
Secondo una delle ricerche più ampie e convincenti sui "fattori di comfort" nelle aule, elementi come temperatura, luce e aria (Goodman, Hurwitz, Park, Smith, 2018) hanno un impatto diretto sulla concentrazione e sull'apprendimento.
Disposizione degli spazi e arredi
La disposizione dei banchi, la presenza di luce naturale e l'atmosfera della sala contribuiscono a creare un clima in classe che può influenzare in modo significativo l'apprendimento, il comportamento e il rendimento scolastico degli studenti.
Dal "costruttivismo sociale" alla flessibilità degli spazi
La ricerca di Kurt Lewin, conosciuta come Teoria del Campo, mette in evidenza che il protagonista dell'apprendimento deve essere l'alunno e che l'intera struttura architettonica deve favorire le sue dinamiche comunicative. Questa prospettiva teorica ha dato vita a un nuovo paradigma: quello degli spazi flessibili, capaci di adattarsi alle diverse metodologie didattiche e di superare l'impostazione frontale tradizionale.
Secondo lo studio di R. Baldascino, "quello che si deve creare in aula è una ergonomicità ambientale-tecnologica, premessa e base per una ergonomicità comunicativa-cognitiva. Le nuove generazioni si aspettano tale apertura e dinamicità relazionale e comunicativa trasposta anche negli ambienti fisici in cui avvengono le azioni educative".
Il modello Indire: 1+4 spazi educativi
In Italia, il gruppo di ricerca dell'Indire (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa) ha sviluppato un modello innovativo per ripensare gli ambienti scolastici. Il modello propone una visione che si discosta dall'idea di scuola come somma di aule (Airoldi, 1978) e si estende, oltre la dimensione didattica, al contesto sociale e alla capacità di un ambiente di influenzare la qualità delle relazioni.
Il modello prevede:
"1" - Lo spazio di gruppo: l'ambiente di apprendimento polifunzionale del gruppo-classe, evoluzione dell'aula tradizionale che si apre alla scuola e al mondo, con spazi flessibili in continuità con gli altri ambienti.
"4" - Gli spazi complementari: Agorà (spazio per incontri e assemblee), spazio informale (per attività ricreative e di socializzazione), area individuale (per studio e riflessione personale) e area per l'esplorazione (laboratori, makerspace).
Spazi così concepiti favoriscono il coinvolgimento e l'esplorazione attiva dello studente, i legami cooperativi e lo "star bene a scuola".
L'ambiente come terzo educatore
Tra la fine degli anni '80 e l'inizio dei '90 del secolo scorso, nel contesto statunitense, diversi studi quantitativi hanno indagato la relazione tra dimensioni degli ambienti scolastici e apprendimento, comportamento e successo accademico. Questi studi hanno evidenziato che la variabilità di dimensioni, struttura e organizzazione spaziale può avere una diversa influenza sia sugli studenti che sulla qualità del lavoro dei docenti.
La ricerca italiana ha fatto propria questa visione, sviluppando il concetto di Evidence-Based Design (EBD) applicato ai contesti scolastici. L'utilizzo dell'EBD rappresenta un'evoluzione del pensiero pedagogico, applicandolo a strutture e processi educativi per indagare gli effetti delle diverse caratteristiche fisiche dell'ambiente scolastico sul processo di apprendimento e insegnamento e sul benessere di studenti e insegnanti.
Oltre lo spazio fisico: il clima di classe
L'ambiente di apprendimento non è solo questione di architettura e arredi. Il clima esistente in classe, influendo sulla percezione di benessere e soddisfazione, esercita un'importante azione sull'apprendimento scolastico. Questo clima è determinato dalla qualità delle relazioni tra gli alunni e con l'insegnante, che assume il ruolo di mediatore sociale fondamentale.
L'insegnante ha il ruolo di mediatore e moderatore dei comportamenti degli studenti e quindi, attraverso i suoi giudizi e le sue valutazioni, media l'accettazione di ciascuno studente da parte del gruppo dei pari. La qualità di queste interazioni si intreccia profondamente con le caratteristiche dello spazio fisico: ambienti flessibili facilitano modalità di lavoro collaborative, favorendo relazioni positive.
L'influenza del contesto socio-culturale
Non possiamo ignorare che l'ambiente di apprendimento si inserisce in un contesto socio-culturale più ampio. Come chiariva John Dewey già nell'ultimo scorcio del diciannovesimo secolo nel suo "The school and society", la pedagogia deve porsi l'obiettivo di collegare la scuola alla vita sociale, rendendola parte di un sistema plurimo composto da famiglia, lavoro, ambiente e cultura.
La ricerca contemporanea conferma questa visione sistemica. Uno dei principali fattori coinvolti nel determinare le differenze interpersonali nei livelli di apprendimento è l'ambiente familiare (Benvenuto et al., 2000). Tuttavia, proprio per questo motivo diventa ancora più importante che la scuola offra spazi accoglienti, stimolanti e inclusivi, capaci di compensare eventuali svantaggi socio-culturali di partenza.
Dalle teorie alla pratica: come trasformare gli spazi
La buona notizia è che ripensare gli ambienti di apprendimento non richiede necessariamente investimenti strutturali enormi. Il volume "Fare didattica in spazi flessibili" (Giunti, 2019), frutto del lavoro collettivo del gruppo di ricerca Indire, offre strumenti pratici per riorganizzare gli ambienti scolastici anche con le risorse disponibili.
Alcune strategie concrete includono:
- Modulare gli arredi: sostituire i banchi rigidi con soluzioni modulari, colorati e polifunzionali che possano essere riconfigurati rapidamente
- Creare zone diverse: allestire nell'aula o negli spazi comuni zone per il lavoro individuale, collaborativo, informale
- Aprirsi oltre l'aula: utilizzare corridoi, atrii, spazi esterni come veri e propri ambienti di apprendimento
- Personalizzare gli spazi: permettere agli studenti di contribuire all'allestimento, esponendo lavori e progetti
- Integrare la natura: valorizzare gli spazi esterni e portare elementi naturali all'interno
Verso un nuovo paradigma educativo
La ricerca scientifica degli ultimi decenni ci consegna un messaggio chiaro: l'ambiente di apprendimento non è un dettaglio accessorio, ma un elemento costitutivo del processo educativo. Come evidenziato nelle neuroscienze cognitive, nelle ricerche di psicologia ambientale e negli studi pedagogici, lo spazio influenza emozioni, motivazione, relazioni e, in ultima analisi, la qualità degli apprendimenti stessi.
Ripensare gli ambienti scolastici significa quindi compiere una vera e propria rivoluzione copernicana: passare da un modello centrato sulla trasmissione frontale del sapere a un ecosistema di apprendimento in cui gli studenti sono protagonisti attivi, lo spazio si adatta alle loro esigenze, e la scuola diventa un luogo di benessere, esplorazione e costruzione collaborativa della conoscenza.
Come ci ricorda il maestro Franco Lorenzoni nella prefazione al volume "Fare didattica in spazi flessibili": "La domanda che ci dobbiamo porre con forza è perché noi insegnanti si sia ancora in larga parte quasi analfabeti riguardo alla capacità di organizzare in modi diversi e flessibili gli spazi dell'educare". È tempo di colmare questa lacuna, mettendo finalmente l'ambiente di apprendimento al centro della riflessione pedagogica e della pratica didattica quotidiana.






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