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domenica 20 settembre 2026

Un senatore morto sul Palatino e una classe che indaga su Augusto




Nel 27 a.C. il senatore Manlio Capitolino viene trovato morto sul Palatino. La causa di morte che circola non convince il giovane magistrato Marco Licinio, incaricato del caso. C'è una pergamena scritta in greco, e c'è un ragazzo, Caio, con ragioni proprie per volere quel senatore fuori dai giochi.

Questi sono gli ingredienti di "Benvenuti nel Palatino: Un giallo nella Roma di Augusto", un racconto pensato per la classe. Serve a risolvere un problema che ogni docente di storia conosce bene: il passaggio dalla Repubblica al Principato sta in una pagina e mezza di manuale, e gli studenti lo ricordano come una frase da recitare.

Perché partire da un delitto

Il manuale dice che nel 27 a.C. Ottaviano riceve il titolo di Augusto, che gli vengono affidate le province con le legioni, che nasce il Principato. Gli studenti annotano, ripetono, superano l'interrogazione. Molti non si sono mai chiesti come mai un Senato che aveva assassinato Cesare nel 44 accettasse, diciassette anni dopo, di consegnare il comando militare al suo erede.

Jerome Bruner distingueva due modi di conoscere: quello paradigmatico, fatto di categorie, definizioni e nessi causali, e quello narrativo, fatto di persone che vogliono qualcosa, agiscono e ne subiscono le conseguenze. La storia scolastica è quasi interamente scritta nel primo registro. Il giallo sposta la lezione nel secondo, e in questo caso lo spostamento è legittimo, perché la storia è fatta anche di persone con interessi, paure e convinzioni che si scontrano.

C'è poi una questione di ingaggio più prosaica. Una classe all'ultima ora, una data da memorizzare: contro tutto questo un morto ammazzato funziona.

Il ripasso che gli studenti non sanno di fare

Il racconto è costruito in modo che i personaggi non si capiscano senza il bagaglio repubblicano. Il mos maiorum, il costume degli antenati che regola ciò che un romano di rango può e non può fare, è il metro con cui si giudicano le azioni di tutti. Il cursus honorum spiega chi ha il diritto di sedere dove e perché certi ruoli pesino. Il Senato compare come un'assemblea che conserva il prestigio e ha perso buona parte della sostanza.

Poi ci sono i segni delle guerre civili appena chiuse: le confische di terre per sistemare i veterani, i liberti che la crisi ha portato più in alto di quanto il costume tollerasse, le fazioni che ricordano da che parte stava ciascuno. Lo studente che vuole capire perché un personaggio odia o teme un altro deve andare a pescare nella memoria ciò che ha studiato l'anno prima. Il ripasso avviene mentre si segue la trama, e nessuno lo chiama ripasso.

I concetti nuovi arrivano dentro la trama

Il punto più utile del racconto, dal lato didattico, è la finzione istituzionale. I consoli continuano a esserci, il Senato continua a riunirsi, la parola Res Publica è ancora sulla bocca di tutti. Sotto questa superficie il potere si è spostato altrove, e il testo lo mostra attraverso i comportamenti dei personaggi prima ancora di nominarlo.

A quel punto il docente può introdurre la distinzione tra auctoritas e imperium con un materiale d'archivio, senza dover partire dalla definizione. Nelle Res Gestae Augusto dichiara di aver superato tutti per auctoritas, pur senza aver avuto più potestas dei colleghi in ciascuna magistratura. Letta dopo il giallo, la frase smette di essere una formula e diventa un'ammissione elegante: un uomo che non ha più poteri formali degli altri e comanda lo stesso. Gli studenti hanno già visto in azione il meccanismo, e la fonte ne fornisce il nome.

Lo stesso vale per la guardia pretoriana e per il controllo dell'ordine pubblico e dell'immagine. Nel racconto compaiono come parte dell'ambiente, e la classe li registra prima di doverli studiare. Quando il capitolo del manuale li tratta, li riconosce.

Le domande contano più della trama

Il racconto da solo può restare intrattenimento. Diventa lavoro storico quando il docente si limita a fare domande e la classe deve rispondere con qualcosa che sta nel testo. Alcune che funzionano:

  • Perché la causa di morte ufficiale viene messa in dubbio, e chi ha interesse a farla accettare?
  • Che cosa ci dice la pergamena in greco su chi l'ha scritta e su chi doveva leggerla?
  • Quali ragioni ha Caio, e a quale idea di Roma appartengono?
  • Chi, tra i personaggi, guadagna dalla situazione com'è alla fine?

Carlo Ginzburg, in "Spie. Radici di un paradigma indiziario", ha messo in fila lo storico, il medico e il detective come figure che lavorano allo stesso modo: partono da tracce minime e ricostruiscono ciò che nessuno ha visto. Per chi insegna è un'ottima notizia, perché il metodo che chiediamo agli studenti ha una tradizione rispettabile e loro la riconoscono al volo dai romanzi gialli che conoscono. Il docente che pone la domanda giusta e poi tace sta praticando la maieutica nel senso più letterale: le risposte le porta la classe, lui aiuta a farle nascere.

Un consiglio pratico. Fermate la lettura prima dell'epilogo e chiedete alla classe di formulare un'ipotesi scritta su chi è il colpevole e perché. Le ipotesi sbagliate sono le più istruttive, perché mostrano quali elementi del contesto sono stati letti male.

I chiarimenti indispensabili

Il racconto è finzione, e va detto in modo esplicito, altrimenti una parte della classe uscirà convinta che a Roma un senatore sia stato davvero ucciso così. Manlio Capitolino, Marco Licinio e Caio sono inventati. Serve un momento in cui si separa ciò che il testo inventa da ciò che le fonti attestano: il 27 a.C., il ruolo di Ottaviano, le province, il Senato, i pretoriani.

C'è poi un anacronismo dovuto alla necessità di introdurre un concetto. "Principato" è un'etichetta degli storici moderni, e Augusto si presentava come princeps, primo tra i cittadini, sempre attento a non apparire un monarca. La Pax Augusta, inoltre, non nasce nel 27: si consolida nei decenni seguenti, e l'Ara Pacis è del 9 a.C. Il finale del racconto la annuncia, e conviene dire alla classe che è un anticipo, non una fotografia di quell'anno.

Ultima cautela: il giovane Caio ha un ideale politico e una risposta violenta. Se la classe si schiera tutta con lui perché è il più romantico, il docente deve riportare la discussione sui fatti, tenendo distinti il valore di un'idea e il valore di un omicidio.

Del resto la storia è la storia, il racconto storico ammette qualche licenza, purché si sia consapevoli. L'Odissea di Nolan, così discussa, lo dimostra, e gli studenti potrebbero ragionare su questo.

Il dibattito finale

La domanda con cui si chiude l'attività è quella storiografica per eccellenza: è preferibile la libertà politica con l'instabilità, o la pace sotto un potere che concentra tutto in una persona? Funziona bene se si dividono le posizioni a sorte, senza chiedere a nessuno di dire ciò che pensa davvero, e se si impone una regola: ogni argomento deve poggiare su un indizio del racconto o su una fonte.

Gli studenti tendono a trasportare la domanda nell'attualità, e va bene, purché distinguano ciò che sappiamo di Roma da ciò che pensiamo del presente. Quella distinzione è già un risultato didattico.

La scheda

La scheda allegata accompagna tutta l'attività. Contiene uno schema comparativo tra Repubblica e Principato da compilare durante e dopo la lettura, un glossario dei termini che il racconto usa (mos maiorum, cursus honorum, auctoritas, imperium, Res Publica), le domande-indizio da usare in classe e la traccia per il dibattito. Si può svolgere in due ore, oppure spezzare in tre momenti: lettura con ipotesi, lavoro sulle fonti, dibattito.

Per la scheda didattica CLICCA QUI

martedì 15 settembre 2026

Canva for Education: come iniziare, senza complicarsi la vita

Canva può diventare un alleato prezioso per la didattica: presentazioni, schede operative, infografiche, materiali per gli studenti, attività interattive e molto altro.

Ma per chi non lo ha mai utilizzato, le prime domande sono sempre le stesse:

Come si ottiene Canva for Education gratuitamente?
Come si condivide un progetto con gli studenti?
Qual è la differenza tra un link di visualizzazione e un link del modello?
Come si può trasformare un progetto Canva in un'attività didattica?

Ho preparato questa infografica pratica, pensata proprio per i docenti meno esperti.

Una piccola guida visuale che raccoglie:

• la procedura per richiedere la verifica come docente;
• le principali modalità di gestione degli accessi;
• le diverse possibilità di condivisione;
• gli strumenti utili per presentare, registrare, assegnare e pubblicare un'attività;
• alcuni esempi di utilizzo didattico.

L'obiettivo non è imparare "tutti i pulsanti" di Canva, ma capire quale funzione scegliere in base a ciò che vogliamo far fare agli studenti.

Perché uno strumento digitale diventa realmente utile quando smette di essere semplicemente uno strumento e diventa parte di una progettazione didattica consapevole.

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mercoledì 9 settembre 2026

Il Consiglio d'Europa adotta la prima raccomandazione sull'alfabetizzazione all'intelligenza artificiale

Sto sperimentando un nuovo modo di fare informazione didattica. E oggi vi racconto com'è andato il primo test.

Nel mio blog didattico cerco sempre di unire contenuto e innovazione nei processi. Negli ultimi giorni mi sono chiesta: fino a che punto l'intelligenza artificiale può supportarmi nella gestione di una vera e propria attività editoriale?

Per scoprirlo, ho deciso di mettere alla prova i Progetti di Claude e ho configurato una redazione virtuale personalizzata.

L'obiettivo? Affidarle un workflow completo di ricerca, verifica e scrittura.

Invece di usare l'IA come un semplice "generatore di testo", le ho affidato compiti redazionali ben precisi:

Rassegna e Scelta: Ha scansionato le novità più rilevanti su AI ed Education, proponendomi la notizia a maggior impatto pedagogico.

Fact-Checking: Ha verificato le tappe istituzionali e le fonti ufficiali (Council of Europe).

Struttura Giornalistica: Ha redatto il pezzo completo di Titolo, Occhiello, Sommario, contestualizzazione e analisi finale dell'impatto per la scuola italiana.

Il ruolo umano? Quello della direzione editoriale: impostare la vision, validare i contenuti, guidare il flusso e decidere la pubblicazione.

Di seguito trovate il pezzo completo generato dal sistema.

Trattandosi solo di un primo tentativo, c'è ancora molto da testare e affinare: dalle istruzioni del sistema ai controlli sulle fonti, fino al bilanciamento dello stile. Ma vale la pena di percorrerlo.


TITOLO

Il Consiglio d'Europa adotta la prima raccomandazione sull'alfabetizzazione all'intelligenza artificiale

OCCHIELLO

Il Comitato dei Ministri approva un quadro di 22 principi che mette la formazione dei docenti al centro della risposta europea all'IA. Non è una legge, ma un indirizzo politico per i 46 Stati membri.

SOMMARIO

Nella prima settimana di settembre 2026 il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa ha adottato la Raccomandazione CM/Rec(2026)12 sull'alfabetizzazione all'intelligenza artificiale. Il testo, maturato in tre anni di lavoro tecnico, propone un modello a tre dimensioni — umana, tecnologica, pratica — che mette la comprensione critica dell'IA prima delle competenze puramente tecniche, e chiede agli Stati di investire nella formazione continua dei docenti. Si tratta di uno strumento di indirizzo politico, non di un obbligo giuridico.

ARTICOLO

Il Consiglio d'Europa ha un nuovo strumento per orientare le politiche educative sull'intelligenza artificiale. Il Comitato dei Ministri lo ha adottato nella prima settimana di settembre 2026, durante la riunione dei Rappresentanti dei Ministri tenutasi nel Principato di Monaco, sede di turno della presidenza dell'organizzazione da maggio 2026. Il testo si chiama Recommendation CM/Rec(2026)12 on artificial intelligence literacy.

La Raccomandazione dà attuazione all'articolo 20 della Convenzione quadro sull'intelligenza artificiale, i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto, il primo trattato internazionale vincolante in materia, che impegna gli Stati firmatari a promuovere l'alfabetizzazione digitale nei propri sistemi educativi. A differenza della Convenzione, però, la Raccomandazione non genera obblighi legali diretti: indica una direzione politica che gli Stati membri sono invitati, non tenuti, a seguire.

Il documento definisce l'intelligenza artificiale non come una semplice tecnologia, ma come un fenomeno sociotecnico: comprende cioè non solo i sistemi informatici, ma anche le persone, le istituzioni, le politiche e le pratiche sociali che ne determinano la progettazione e l'uso. Da questa definizione discende il modello proposto per l'alfabetizzazione all'IA, articolato in tre dimensioni — umana, tecnologica e pratica — con la dimensione umana collocata al primo posto. Riguarda le implicazioni etiche, cognitive, culturali e politiche dell'intelligenza artificiale, compreso il suo impatto sui diritti fondamentali e sulla partecipazione democratica. È una scelta che distingue questo testo dalla maggior parte dei quadri di riferimento sull'IA a livello internazionale, in genere costruiti a partire dalle competenze tecniche piuttosto che dalla capacità critica dei cittadini.

Nel merito, il Comitato dei Ministri chiede ai governi di rendere l'alfabetizzazione all'IA progressivamente disponibile a tutta la popolazione, con una menzione specifica per la formazione e l'aggiornamento professionale continuo rivolto ai docenti e agli altri professionisti dell'istruzione. Il quadro proposto si compone di 22 principi guida, raggruppati in quattro aree tematiche: la comprensione di base del funzionamento dell'IA; i diritti umani e la dignità della persona; la democrazia e lo Stato di diritto; l'agire sociale e il pensiero critico.

Il percorso che ha portato all'adozione risale al 2023, quando la Conferenza permanente dei Ministri dell'Istruzione del Consiglio d'Europa aveva riconosciuto la necessità di curricoli scolastici capaci di affrontare sia il funzionamento tecnico dell'intelligenza artificiale sia il suo impatto sulla vita quotidiana. Nel maggio 2025 sono seguite sette sessioni di consultazione con oltre ottanta partecipanti tra esperti governativi, accademici, docenti e rappresentanti di organizzazioni giovanili e non governative. La bozza è stata approvata dalla Steering Committee for Education, l'organo tecnico che riunisce esperti dei 46 Stati membri, nella sua sessione plenaria di marzo 2026 a Strasburgo, prima di arrivare all'adozione definitiva di settembre.

Il testo, va precisato, non è ancora stato reso disponibile in traduzione italiana ufficiale al momento della pubblicazione di questo articolo, e non risultano ancora indicazioni pubbliche da parte del Ministero dell'Istruzione e del Merito su un eventuale recepimento dei suoi contenuti nelle politiche nazionali.

PERCHÉ È IMPORTANTE

Per la scuola italiana la Raccomandazione non comporta alcun obbligo immediato, ma offre un punto di riferimento internazionale a chi, nelle scuole, sta già lavorando su policy interne per l'uso dell'intelligenza artificiale. Il principio della centralità del giudizio pedagogico del docente rispetto agli strumenti di IA — già presente nell'impostazione delle linee guida ministeriali italiane — trova qui una conferma sul piano europeo. Il Consiglio d'Europa ha inoltre istituito un nuovo Comitato di esperti su intelligenza artificiale ed educazione per il biennio 2026-2027, incaricato di elaborare strumenti operativi più dettagliati: è ragionevole attendersi, nei prossimi mesi, documenti attuativi che diano maggiore concretezza ai principi enunciati in questa Raccomandazione.

FONTI

Nota redazionale: al momento della pubblicazione non è stato possibile reperire il testo integrale della Raccomandazione in lingua italiana né conferme dirette del Ministero dell'Istruzione italiano su un suo recepimento. L'articolo sarà aggiornato se emergeranno nuovi elementi.


Claudia de Crescenzo

A scuola con l'AI - Gioca e Rifletti

La Passeggiata IA del Dirigente
SIMULAZIONE FORMATIVA — GOVERNANCE IA A SCUOLA

La passeggiata IA del dirigente

Un giro per l'istituto: ogni porta nasconde una situazione da valutare, ogni criticità va risolta.

Sei il dirigente scolastico. Oggi fai la tua consueta passeggiata di apprendimento tra le aule e gli uffici. Ad ogni tappa scoprirai una situazione legata all'uso dell'intelligenza artificiale nella tua scuola: alcune sono innocue, altre nascondono un rischio concreto per i dati, per gli studenti o per la scuola stessa.

  • 01Cammina liberamente tra le stanze della planimetria: non c'è un ordine obbligato.
  • 02Per ogni situazione scegli come intervenire. Riceverai un riscontro immediato, con il riferimento normativo pertinente.
  • 03Una criticità si considera risolta solo quando individui l'intervento davvero conforme.

Strumento didattico semplificato, basato su AI Act (Reg. UE 2024/1689), Legge 132/2025, Linee guida MIM per l'introduzione dell'IA nelle istituzioni scolastiche (DM 166/2025) e GDPR. Non sostituisce una consulenza legale o il parere del proprio RPD/DPO.

Planimetria dell'istituto

Apri ogni porta per scoprire la situazione e decidere come intervenire.

0/14
CRITICITÀ RISOLTE
non ancora esplorata criticità aperta risolta
SOPRALLUOGO CONCLUSO

Tutte le criticità individuate, tutte risolte in modo conforme.

Come previsto dalle Linee guida MIM, il dirigente scolastico non deve diventare un tecnico dell'IA: il suo compito è la governance — riconoscere i rischi, chiedere le verifiche giuste (DPO, accordi con i fornitori, sorveglianza umana) e mantenere la responsabilità delle decisioni. Ecco il riepilogo del tuo giro:

domenica 6 settembre 2026

Possibile utile attività di inizio anno scolastico: un questionario metacognitivo.

Nei primi giorni di scuola è ormai consuetudine proporre attività tipo “Tutto su di me”: slide, cartelloni, schede, presentazioni, perfino oggetti personalizzati. Sono attività che possono avere una loro utilità, soprattutto per favorire la conoscenza reciproca, ma vale la pena chiedersi quanto siano significative per gli studenti.

Molti di loro, infatti, le incontrano in più discipline, anno dopo anno, spesso con modalità molto simili. Il rischio è che un’attività nata per conoscerli meglio finisca per diventare semplicemente l’ennesimo compito da svolgere nella prima settimana di scuola.

E se utilizzassimo questo tempo per conoscere non soltanto chi sono, ma soprattutto come imparano?
Un questionario metacognitivo sul metodo di studio, costruito a partire da strumenti e dimensioni già presenti nella ricerca psicopedagogica, come quelli riconducibili al lavoro di Cornoldi, potrebbe offrire informazioni molto più utili per la progettazione didattica.

Potremmo esplorare, per esempio:
- come gli studenti organizzano lo studio;
- quali strategie utilizzano per comprendere, memorizzare e ripassare;
- quanto sono consapevoli delle proprie difficoltà e dei propri punti di forza;
- come gestiscono il tempo e la concentrazione;
- come chiedono e utilizzano l’aiuto degli altri;
- quale rapporto hanno con gli strumenti digitali;
- come utilizzano l’Intelligenza Artificiale nello studio e quanto ne conoscono opportunità e limiti;
- come percepiscono la propria competenza digitale;
- quali strumenti e modalità di apprendimento ritengono più efficaci per loro.

In questo modo, i primi giorni di scuola diventerebbero davvero un momento di conoscenza: non soltanto per conoscere lo studente che abbiamo davanti, ma per capire come quello studente apprende.

E forse, prima ancora di chiedergli “Raccontami tutto su di te”, potremmo chiedergli una cosa decisamente più utile per il percorso che stiamo per iniziare:
“Come impari?”

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venerdì 28 agosto 2026

Dal racconto al robot: quando la scuola dell'infanzia incontra l'intelligenza artificiale


C'è un momento, in ogni buon percorso didattico per la scuola dell'infanzia, in cui la teoria smette di essere un elenco di obiettivi e diventa corpo, voce, materia. "Dal racconto al robot: avventure in musica e movimento" è uno di quei percorsi. Cinque fasi che partono da un baule misterioso e arrivano a un bambino che, travestito da robot, si muove nel salone seguendo i comandi dei compagni-programmatori. In mezzo: narrazione condivisa, costruzione manuale, una canzoncina generata con l'aiuto dell'intelligenza artificiale, uno storyboard filmato e, infine, il gioco motorio come palestra di pensiero computazionale.

È un percorso che merita di essere raccontato ai colleghi non solo perché "funziona" in aula, ma perché intercetta con precisione chirurgica tre discorsi che oggi ogni docente è chiamato ad affrontare: che cosa dicono le Indicazioni Nazionali sulla scuola dell'infanzia, che cosa chiede l'Europa in termini di competenza digitale con il nuovo DigComp 3.0 e come si può introdurre l'IA a scuola restando pienamente dentro i confini dell'AI Act e delle linee guida ministeriali. Prima di entrare nell'analisi, però, vale la pena ripercorrere come è costruito il percorso, fase per fase.

Le cinque fasi del percorso, in sintesi

Fase 1 – La genesi fantastica. Tutto parte da un baule misterioso da cui l'insegnante estrae indizi (un ingranaggio di legno, un frammento di tessuto metallico, un suono registrato) per accendere l'immaginazione del gruppo. Attraverso domande "a imbuto" guidate dall'adulto, i bambini definiscono insieme l'ambientazione, la missione e l'ostacolo del robot protagonista, e fissano le tappe della storia su una mappa visiva collettiva fatta di disegni e simboli.

Fase 2 – L'officina delle idee. Con materiali di riciclo e strutturati, i bambini costruiscono fisicamente il robot della storia. In cerchio, la classe sceglie collettivamente il suo nome e gli assegna un "superpotere" (ad esempio l'ascolto, l'aiuto, la trasformazione).

Fase 3 – L'eco della storia. L'insegnante raccoglie le parole-chiave emerse durante il racconto (nome del robot, superpotere, ostacolo, suoni del viaggio) e le trasforma in un prompt condiviso per un sistema di intelligenza artificiale testuale o musicale, chiedendo una semplice strofa in rima o una bozza di canzoncina. La classe ascolta la proposta, la corregge insieme all'insegnante e infine la canta, trasformandola nella colonna sonora del percorso.

A questo momento si può affiancare un'attività di dialogo collettivo con il robot: l'insegnante configura un chatbot testuale perché "interpreti" il personaggio della storia — rispondendo con il suo nome, il suo superpotere e la sua voce narrativa — e lo proietta alla LIM. I bambini, in cerchio, pongono a voce alta le domande che vorrebbero rivolgere al robot ("Come hai fatto a superare l'ostacolo?", "Cosa hai provato quando...?"); l'insegnante le digita, legge ad alta voce le risposte generate e guida la discussione, fermandosi a commentare, correggere o rilanciare quando serve. Non è mai il singolo bambino a usare il dispositivo né a chattare in autonomia: l'interazione resta un momento di gruppo, con l'adulto come unico "tramite" tra la classe e lo strumento, esattamente come nella generazione della canzoncina.

Fase 4 – Il ciak dei piccoli. Usando la mappa visiva della Fase 1 come storyboard, i bambini dispongono in ordine le scene della narrazione. Le loro voci registrate e la canzoncina diventano la traccia audio di una micro-animazione stop-motion, guidata dall'insegnante, in cui il robot di cartone si muove lungo il percorso; il video finale viene proiettato alla LIM per rivivere insieme l'esperienza.

Fase 5 – Il robot umano in azione. Senza alcun dispositivo digitale in mano ai bambini, il robot costruito in miniatura "prende vita" in grande: un bambino lo impersona indossando un elemento distintivo, mentre i compagni diventano "programmatori" e lo guidano con comandi motori sequenziali e semplici regole condizionali (ad esempio "se trovi l'ostacolo, fai un salto"), magari a tempo della canzoncina creata nella Fase 3.

Con questa struttura in mente, è più facile leggere perché il percorso risuoni così bene con le cornici pedagogiche e normative di riferimento.