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domenica 12 luglio 2026

La formazione non finisce con l'attestato

Mentre mi accingo a progettare un percorso di formazione rivolto ai formatori sul tema dell'intelligenza artificiale, mi trovo a riflettere su una domanda che considero decisiva:

Come misuriamo davvero il successo di un intervento formativo?

Troppo spesso ci affidiamo agli indicatori più semplici da rilevare: numero di corsi realizzati, ore erogate, partecipanti coinvolti, attestati conseguiti.

Sono dati importanti, ma raccontano solo una parte della storia.

Se l'obiettivo è promuovere innovazione didattica, forse dovremmo iniziare a osservare anche altri indicatori. Ad esempio:

Quanti docenti, a distanza di un mese, hanno sperimentato almeno un'attività in classe utilizzando quanto appreso durante la formazione?

Questa domanda mi sembra particolarmente rilevante mentre prende avvio la nuova stagione formativa prevista dal D.M. 219 sull'intelligenza artificiale.

Perché un percorso di cambiamento non può essere ridotto all'erogazione di un corso e al rilascio di un attestato. La formazione rappresenta semmai un passaggio all'interno di un processo più ampio, che richiede preparazione, accompagnamento, sperimentazione, confronto tra pari e momenti di riflessione sulle pratiche.

Forse il vero successo di questi percorsi non si misurerà tanto nel numero di docenti formati, quanto nella capacità di sostenere il trasferimento delle competenze nella quotidianità delle aule.

Da questa prospettiva, la domanda sui docenti che, dopo un mese, hanno provato almeno un'attività in classe non è soltanto un indicatore di efficacia. Potrebbe essere anche lo spunto per immaginare ulteriori azioni di follow-up: comunità di pratica, laboratori di progettazione, momenti di restituzione, mentoring tra colleghi, raccolta e condivisione di esperienze.

In altre parole, la formazione non dovrebbe terminare con l'ultima lezione del corso.

È proprio dopo che inizia la parte più importante.




E allora una domanda, forse un po' scomoda, vale la pena porsela: se tutto si esaurisce nell'erogazione di corsi, nella registrazione delle presenze e nel rilascio degli attestati, a chi giova davvero questo modello?

Perché qualcuno un vantaggio probabilmente lo otterrà. Ma se non cambia ciò che accade nelle classi, se i docenti non vengono accompagnati nella sperimentazione e se le scuole non vedono evolvere le proprie pratiche, è difficile sostenere che i beneficiari siano i docenti, le scuole o, soprattutto, gli studenti.

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